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Paragrafo 2 . I Borbone a Parma e a Napoli.

     
Anche  il regno di Napoli, come e pi del ducato di Milano, costituiva
un  antico possedimento della Spagna: la dinastia aragonese  lo  aveva
conquistato agli Angi nel lontano 1442.
     Ma   l'Italia   meridionale  e  la  Sicilia,  contrariamente   al
Milanese,  non  avevano  mai prodotto un'attiva  classe  mercantile  e
avevano  legato  le sorti della propria economia fin dal  Medioevo  ad
uomini  d'affari stranieri (fiorentini, genovesi e catalani), i  quali
ne  avevano sfruttato le consistenti risorse agricole. Nel  corso  del
Seicento  le  regioni  del  sud erano poi sprofondate,  come  l'intero
paese,  in  una crisi ancora pi dirompente. Dopo il fallimento  della
rivolta  di Masaniello (1649), generata dalla reazione agli  eccessivi
pesi  fiscali  imposti dagli spagnoli, l'aristocrazia  baronale  e  la
Chiesa   erano   tornate  ad  esercitare  sulle   proprie   terre   un
intollerabile  dominio  di  carattere feudale,  che  non  si  limitava
soltanto  alla sfera economica, con l'imposizione di gravami ed  oneri
personali  sui  contadini, ma si estendeva anche a quella  politica  e
giudiziaria.  Soltanto una modesta percentuale della  comunit  civile
sottostava  infatti  al potere regio: la maggior  parte  di  essa  era
legata alla giurisdizione dei baroni e degli ecclesiastici.
     I  nobili  vivevano  di  rendita per lo  pi  nei  loro  sfarzosi
palazzi a Napoli e a Palermo. A Napoli, insieme alla nobilt terriera,
era  confluita  anche una numerosa plebe, che, sfuggita  alla  miseria
delle  campagne, viveva generalmente di espedienti e delle sovvenzioni
pubbliche di grano, contribuendo a fare della capitale del regno,  con
i suoi trecentomila abitanti, una delle citt pi popolose d'Europa.
     Fra  la  nobilt, i contadini e la plebe urbana si  collocava  un
eterogeneo  ceto  medio  di  grandi affittuari  (i  "gabellotti"),  di
appaltatori di imposte,
     
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     di  professionisti e funzionari statali che, lungi dal costituire
una  classe borghese contrapposta all'aristocrazia, gravitava in  gran
parte nell'orbita del potere baronale.
     Durante  la guerra di successione spagnola, gli austriaci avevano
occupato  il  regno  napoletano senza incontrare  nessuna  resistenza,
assecondati  anzi  dalla  nobilt,  che  sperava  di  guadagnare   dal
cambiamento dinastico un ulteriore spazio politico.
     Nel  ventennio  di  dominazione  austriaca,  nonostante  che   la
dirigenza politica restasse in mano agli spagnoli, come avvenne  anche
a   Milano,  vi  furono  alcuni  tentativi  di  riformare  lo   stato,
indirizzati  soprattutto  contro  il  potere  politico  ed   economico
esercitato  dalla  Chiesa.  Un esponente di  spicco  di  questa  lotta
anticuriale, che si sarebbe allargata nel corso del Settecento a tutti
gli  stati  europei, fu l'avvocato e storico pugliese Pietro  Giannone
(1676-1748); nella Istoria civile del Regno di Napoli, da lui  scritta
nel  1723,  egli intese denunciare con stringenti argomenti  giuridici
l'usurpazione  del  potere  civile  attuata  dalla  Chiesa  in  Italia
meridionale.  Antesignano della moderna concezione laica dello  stato,
Giannone,  dopo essere stato scomunicato, fu costretto  a  fuggire  da
Napoli   e  a  peregrinare  di  corte  in  corte,  finch  non   venne
imprigionato per ordine dei Savoia, nelle cui carceri mor nel 1748.
     Ma   intanto   la  Spagna  borbonica,  come  abbiamo   visto   in
precedenza,  non  si  rassegnava alla perdita dei  territori  italiani
avvenuta  nel  corso  della guerra di successione  spagnola  ed  aveva
tentato  vanamente,  sotto  il  governo  del  cardinale  Alberoni,  di
riappropriarsene.
     Sposando  Elisabetta Farnese, Filippo quinto (1700-1746),  nipote
di  Luigi  quattordicesimo e iniziatore della dinastia dei Borbone  di
Spagna,  era riuscito perlomeno a collocare il suo figlio primogenito,
Carlo,  sul  trono  di  Parma  e  Piacenza,  un  ducato  che  fin  dal
Cinquecento   apparteneva   alla   famiglia   della   moglie.   Questo
insediamento  era  potuto avvenire nel 1731, quando  la  dinastia  dei
Farnese si era estinta.
     Durante  la guerra di successione polacca (1734-1738),  che  vide
contrapporsi  da  una parte Francia e Spagna, e dall'altra  Austria  e
Prussia,  Carlo  di Borbone, partendo dalla sua base  parmense,  aveva
occupato  con l'appoggio di un forte esercito il regno di Napoli,  che
poi  gli  era  stato  legittimamente  assegnato,  nella  logica  della
politica dell'equilibrio.
     Mentre  il ducato di Parma passava momentaneamente all'Austria  -
ma  sarebbe tornato in mano ai Borbone dal 1748 -, il regno di  Napoli
tornava  indirettamente alla Spagna, e sarebbe stato governato  da  re
borbonici  per  oltre  un secolo, tranne che nel periodo  napoleonico,
fino al crollo avvenuto davanti alla vittoriosa spedizione garibaldina
del 1860.
     Negli  anni del suo dominio napoletano, Carlo di Borbone, re  con
il  nome di Carlo settimo (1734-1759), futuro re di Spagna come  Carlo
terzo  (1759-1788),  mentre faceva costruire una  magnifica  reggia  a
Caserta,  degna  delle pi prestigiose monarchie assolute,  avvi  una
riforma  dello stato che avrebbe aperto il governo del regno  ai  ceti
professionali  ed  intellettuali, in sintonia con il  vasto  movimento
riformista europeo.
